Nel giugno del 2016, i cittadini del Regno Unito hanno deciso per l’uscita del loro Paese dall’Unione Europea, tramite un referendum popolare. Circa un anno dopo sono iniziati i negoziati per la cosiddetta Brexit, che tuttavia non hanno dato alcun esito concreto, con lo spettro dell’uscita senza accordo che si avvicina inesorabilmente. Se entro il 29 marzo non ci saranno novità in merito, le conseguenze potrebbero essere spiacevoli per molti settori, compreso quello della telefonia mobile.

Attualmente infatti, anche nel Regno Unito vige la normativa sul roaming like at home che, a partire da metà 2017, permette ai cittadini dell’UE di utilizzare la propria offerta mobile – comprensiva di chiamate, SMS e traffico dati – negli altri paesi europei, come se si trovasse in patria. La famigerata No-deal Brexit potrebbe però sparigliare le carte in tavola, rendendo insostenibili i costi del roaming like at home per gli operatori britannici, per giunta non più costretti per legge a fornire tale servizio.

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Ecco dunque che, fra i diversi spauracchi che i cittadini britannici stanno iniziando a temere concretamente, c’è anche quello della telefonia mobile, specialmente per coloro che viaggiano molto per motivi di lavoro nell’Unione Europea. Per il momento, gli operatori avrebbero rassicurato i propri clienti, affermando di non avere in cantiere modifiche ai costi per il roaming, tuttavia in assenza di una normativa europea né di accordi alternativi in caso di Brexit, ciascun operatore potrebbe decidere da un momento all’altro di riabilitare gli antichi e salatissimi costi di roaming.

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